DICONO I VETERINARI
LETTERA AI DOCENTI
UNIVERSITARI
Roberto Marchi ha inviato la mail che potete leggere a circa un migliaio di docenti universitari delle facoltà universitarie italiane (potete leggerla cliccando sull'immagine); sono loro infatti che formano la classe veterinaria e ha voluto esporre il suo caso per chiedere loro di dare il massimo rilievo alla questione etica, perché il comportamento menzognero di chi ha operato Lea dimostra in modo inequivocabile di non aver imparato molto bene a suo tempo il significato di "correttezza professionale".
dato che la storia di Lea è un evidente caso di malasanità veterinaria, marchi ha voluto cercare su internet tutti gli indirizzi dei veterinari e ne ha trovati circa tremila.
Ha scritto a tutti presentando il caso di Lea e chiedendo quattro cose:
- Lei è d'accordo con l'archiviazione dell'Ordine o ritiene che la mia vicenda dovrebbe essere riesaminata?
- Lei fa sottoscrivere un modulo di consenso informato?
- Lei per i suoi pazienti non umani tiene una cartella clinica?
- Ritiene che queste prescrizioni debbano essere espresse in una legge come è avvenuto per i pazienti umani?
NIENTE DA DICHIARARE?
Niente da dichiarare? È la tipica domanda che vi viene fatta dai doganieri quando si attraversa un confine e di norma la risposta è "no, niente", anche semplicemente scuotendo la testa.
La domanda Roberto Marchi l'ha fatta ai veterinari e alle loro organizzazioni (prosegui).
ROBERTO STAI SERENO...
Non è la scopiazzatura di un hashtag renziano su twitter, ma quanto scrive a Marchi una veterinaria; ben si guarda dal contestare il collega che ha operato Lea, ma che spera probabilmente così di consolarlo. In questa pagina troverete tutti i commenti e le discussioni "telematiche" intercorse via e-mail o su Facebook privatamente. Naturalmente appariranno i nomi solo di coloro che hanno esplicitamente autorizzato la pubblicazione, degli altri sarà messo un nome di fantasia.

